Palma di S. Pietro

Molto comune in parchi e giardini, là dove le condizioni ambientali lo permettono, questa specie ha dimensioni piuttosto ridotte rispetto alle altre palme coltivate per ornamento e viene perciò chiamata anche palma nana.

Molto comune in parchi e giardini, là dove le condizioni ambientali lo permettono, questa specie ha dimensioni piuttosto ridotte rispetto alle altre palme coltivate per ornamento e viene perciò chiamata anche palma nana. Cresce spontanea lungo le coste del Mediterraneo occidentale in formazioni a macchia piuttosto degradata, spesso anche in luoghi inaccessibili dove si è rifugiata per sfuggire all'intenso sfruttamento ed alla conseguente distruzione da parte dell'uomo, che ha utilizzato (e ancora utilizza) le sue foglie per la produzione di scope e di funi, ma soprattutto come materiale da imbottitura. Come scrive anche Cicerone un tempo in Sicilia, prima dell'introduzione del frumento, i suoi germogli venivano cotti e mangiati (usanza che persiste ancora in Algeria), mentre le parti sotterranee venivano ridotte in farina. È l'unica palma attualmente spontanea in Europa; all'inizio dell'Era Terziaria (circa 65 milioni di anni fa) in tutta l'Europa meridionale era invece diffusa una flora di tipo tropicale, grazie a condizioni climatiche completamente diverse dalle attuali.

La palma di S. Pietro, messa a dimora nel 1585, è attualmente la pianta più vecchia presente nell'Orto botanico patavino ed è universalmente nota come "Palma di Goethe" da quando il grande poeta tedesco, dopo averla ammirata nel 1786, formulò la sua intuizione evolutiva nel "Saggio sulla metamorfosi delle piante" pubblicato nel 1790. Questa palma si trova all'interno dell'Hortus sphaericus, in una apposita serra ottagonale situata presso la porta Nord, nel settore delle piante medicinali. Questa protezione, restaurata nel settembre 2015, le ha permesso di sviluppare vari fusti che raggiungono un'altezza di circa 10 metri, per cui venne a lungo indicata come Chamaerops humilis L. var. arborescens (Pers.) Steud., varietà non più riconosciuta dalle moderne flore. Una delle caratteristiche di questa pianta che attirò l'attenzione di Goethe risiede nel fatto che le foglie basali sono intere, quelle intermedie iniziano a dividersi lungo le nervature, fino a sfrangiarsi in un ventaglio di lacinie lineari nelle foglie superiori. La serra è stata restaurata nel settembre 2015, usando materiali e soluzioni tecniche moderne ma presenrvando le caratteristiche originarie.