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Fin dalla sua fondazione l’Orto botanico di Padova è stato un luogo preposto non solo alla conservazione e alla catalogazione delle specie vegetali, bensì anche e soprattutto alla ricerca scientifica.

Fin dalla sua fondazione l’Orto botanico di Padova è stato un luogo preposto non solo alla conservazione e alla catalogazione delle specie vegetali, bensì anche e soprattutto alla ricerca scientifica. Nei suoi quasi cinque secoli di attività l’Orto è stato testimone dell’evoluzione della botanica da scienza applicata alla medicina a scienza pura, che si è via via venuta differenziando e articolando nelle numerose branche specialistiche attuali. Nel corso di questa plurisecolare evoluzione, esso ha sempre conservato un elevato standard di attività scientifica e didattica, adeguando continuamente le collezioni viventi alle mutate esigenze imposte dal progresso delle discipline botaniche.

All’inizio del terzo millennio, l’Orto botanico di Padova continua a svolgere una qualificata attività scientifica e didattica al passo coi tempi, in accordo con la “Carta di Edimburgo”, approvata dalla comunità dei botanici europei nel 1997. Secondo questo documento gli orti botanici storici, nonostante le loro piccole dimensioni e le peculiari caratteristiche architettoniche, che spesso agiscono come pesanti fattori limitanti, possono e debbono svolgere ancora oggi un ruolo scientifico, adattando collezioni e programmi di ricerca alle attuali esigenze didattiche e scientifiche ma anche alle strutture esistenti.

In accordo con i principi enunciati dalla “Carta di Edimburgo”, l’Orto botanico di Padova ospita oggi delle collezioni viventi che rispondono alle attuali esigenze di ricerca e di didattica universitaria, in linea sia con la sua plurisecolare tradizione (esiste sempre un settore dedicato alle piante medicinali, continuamente aggiornato con l’inserimento delle specie di nuova introduzione in terapia, ma che ospita anche alcune piante medicinali del passato), sia con le scelte degli orti botanici moderni (collezioni sistematiche, collezioni di piante spontanee caratteristiche della zona), sia in particolare con le nuove priorità emergenti, come la conservazione della biodiversità. Quest’ultima attività in particolare si esplica sia con l'istituzione di parchi ed aree protette (conservazione in situ), sia con la conservazione del potenziale genetico delle singole specie (germoplasma) mediante l'istituzione di banche del seme, dove raccogliere e conservare questo materiale, anche al fine di una potenziale ridiffusione nell'ambiente naturale (conservazione ex situ).

Già dal 1985 l’Orto Botanico di Padova ha promosso la conservazione ex situ di piante spontanee rare e minacciate dell’Italia nord orientale. Dal 1992 è stata anche istituita una Banca del Germoplasma per la conservazione a bassa temperatura dei semi di queste specie, secondo metodologie condivise a livello internazionale. Dal 2005 l’Orto è membro di RIBeS, la Rete Italiana Banche del Germoplasma per la conservazione ex situ della flora spontanea italiana. Recentemente la conservazione della biodiversità si effettua anche con tecniche di micropropagazione in vitro. Proseguendo la secolare tradizione di relazioni internazionali, l’Orto patavino attua un programma di scambio di semi con numerosi (circa 800) orti botanici di tutto il mondo, nel rispetto dei principi della Convenzione sulla Biodiversità (Rio de Janeiro, 1992). Lo sforzo comune degli orti botanici in Europa e nel mondo è quello di conservare il germoplasma dei vegetali in pericolo, assicurando così il mantenimento della biodiversità.

Come analoghe istituzioni universitarie italiane e straniere, l'Orto Botanico padovano svolge infine un'intensa attività didattica e divulgativa, vari tipi di ricerche e si interessa alla conservazione di specie vegetali rare e minacciate.

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