Il progetto del Giardino della biodiversità

Dopo oltre 450 anni di vita, l’Orto botanico richiedeva un profondo rinnovamento per coniugare tradizione e apertura al futuro.

Le serre del giardino della biodiversità sono una grande vetrina: un’ideale sezione del globo che dall’equatore digrada verso i poli. Dalle condizioni più favorevoli per la vita, con abbondante umidità e temperature elevate che permettono la crescita della foresta pluviale, fino alle condizioni più estreme, dove il freddo e la scarsa umidità rendono la vita quasi impossibile. Il progetto ha mantenuto il vuoto urbano degli orti benedettini preesistenti agli interventi degli anni Cinquanta del secolo scorso, mentre il rapporto con l’orto antico non è semplice riproposizione delle sue forme. È dato invece dalla lettura delle regole compositive che determinano l’impostazione della parte cinquecentesca. L’architettura rinascimentale utilizzava forme, come il cerchio e il quadrato, associate a moduli numerici. Un’idea trasferita nella progettazione dell’ampliamento: rispettando le dimensioni e i passi presenti nei tracciati regolatori all’interno dell’antico Hortus cintus; e mantenendo il medesimo orientamento degli assi che attraversano il grande cerchio e che visivamente collegano le cupole del complesso monumentale di Santa Giustina a quelle di Sant’Antonio. Un luogo urbano, parte integrante del tessuto cittadino, all’interno del quale la visita possa trovare molteplici possibilità di fruizione: con spazi espositivi, di intrattenimento e di relazione.